venerdì 26 giugno 2015

PRIVATO

Il giardino è uno spazio progettato, di solito all'aperto, circondato da muro, steccato o cancellata, riservato alla vista, alla coltivazione botanica e al godimento di piante, altre forme naturali e manufatti.
In questo modo il giardino sembrerebbe ad uso esclusivo del proprietario o di chi ne fa uso giornalmente, ma non è così.
Molto spesso, infatti, il giardino di una casa al mare, lungo la Riviera italiana e francese, diventa una piccola esposizione destinata alla visione delle persone che si trovano a passare davanti alla cancellata, un modo per dire: " questo spazio è mio, dovete vedere e non toccare". Tutti gli elementi contribuiscono a rendere traducibile e leggibile questa forma di linguaggio, dove il privato va a fondersi con una forma di visione pubblica creando una sorta di esibizione personale del nostro stile di vita. 
















giovedì 11 dicembre 2014

QUESTO PAESE




QUESTO PAESE

Finalmente “Questo Paese” ha deciso che è arrivato il momento di uscire dal guscio dei vari social network per approdare in un luogo dal quale ripartire in una forma completamente diversa da come era stata vista finora.
Come porto di partenza è stata scelta la piattaforma “on demand” di Blurb, la quale consente di far conoscere il progetto senza la necessità di stampare in anticipo un numero fisso di copie cartacee, ma lavorando unicamente sull'ordinato. Ho parlato di porto di partenza perchè il progetto non si esaurisce con la messa in vendita del libro, anzi è proprio adesso che comincia una fase molto delicata e molto impegnativa, la promozione. Il gruppo di 25 fotografi formatosi all'interno del gruppo facebook “WE DO THE REST”, dopo la scelta effettuata dal curatore Fulvio Bortolozzo, ha avuto nella stesura finale del progetto il piacere di vedere sulle stesse pagine del libro i testi redatti appositamente per l'occasione da web writer e blogger facenti parte anch'essi del gruppo facebook.

Essere parte di questo progetto è un privilegio grandissimo e mi ha dato la possibilità di fare la conoscenza, con alcuni fisicamente con altri solo virtualmente, di persone con le quali condivido un certo modo di vedere “QUESTO PAESE”.Cliccare per la preview

giovedì 28 agosto 2014

DOMANDE



Sempre più spesso mi chiedo cosa mi ha spinto alla fotografia, la voglia di rappresentare un luogo, una situazione? forse.. la voglia di conoscere e di apprendere? forse... il desiderio di lasciare una traccia del mio passaggio? forse...la presunzione di fermare il tempo nel momento in cui scatto? forse....perché scelgo un soggetto rispetto ad un altro?Non so...come non so dare una risposta definitiva alle domande che puntualmente mi ritornano in mente.....ma al tempo stesso mi chiedo: e se fosse una fortuna non avere risposte? In fondo quando si conosce il perché si perde il gusto della scoperta, e io voglio svegliarmi ogni giorno con delle domande, con il piacere di osservare luoghi visti migliaia di volte, ma ogni giorno diversi..E quanto contano, in questo modo di vedere le diversità, le nostre esperienze quotidiane?....In fondo sono solo domande....

martedì 8 luglio 2014

IL TEMPO



Guardando le immagini trasmesse dai media del Tour de France, non ho potuto fare a meno di pensare al rapporto che esiste tra i ciclisti professionisti e chi scatta fotografie, è il tempo ciò che unisce e divide i due gruppi. I ciclisti hanno la possibilità di essere immersi quotidianamente in magnifici paesaggi, passando da zone desolate a grandi città, da montagne a litorali, ma pur avendo a disposizione tutto questo caleidoscopio visivo sono limitati da un unico elemento, il tempo. Mentre attraversano queste zone i ciclisti stanno "lavorando" e non riescono a godere appieno di tutto quello che li circonda, non hanno la possibilità di scegliere quanto tempo fermarsi, una scelta che chi fotografa può invece fare ma che molto spesso non tiene nella giusta considerazione. Il tempo è fondamentale per creare un legame tra il territorio e chi in quel momento lo sta guardando, ma non riguarda solo la vista, entrano in campo tutti i sensi che la natura ci ha donato. Quando sono in un luogo, che non aspetta altro che qualcuno raccolga la sua essenza, mi piace pensare di essere un prescelto, e come tale mi sento in dovere, ma con piacere, di contraccambiare con l'unica cosa che ho a disposizione, il tempo.

martedì 1 luglio 2014

PAZIENZA




Ogni volta che mi muovo da casa per andare a fotografare qualche luogo della mià città o di qualunque altra, spero sempre di portarmi dietro tanta pazienza, ma non quella sventolata da Cartier Bresson nella descrizione del  momento decisivo, nel suo libro  "Image à la sauvette", che presuppone una concentrazione su un qualcosa che speriamo possa avvenire da lì a breve.
No, io penso ad un altro tipo di pazienza legata ad una ricerca del senso della città, nel capire perché alcune zone sono state destinate all'industria ed altre alle abitazioni, altre a zone commerciali, a spazi d'incontro oppure sono diventate delle grandi aree non più utilizzate ed in attesa di nuova vita. Questo per me è il significato della pazienza, il sapere che proprio davanti a me o a breve distanza, può esserci un qualcosa che merita essere "guardato" con grande attenzione, una specie di cattura visiva, che possa concludersi con il portarsi a casa anche un solo scatto, ma che racchiuda l'anima del luogo. Per arrivare a questo coinvolgimento può servire molto tempo, la lettura di un luogo ha i suoi tempi e la pazienza è una componente fondamentale.

lunedì 23 giugno 2014

LUOGHI



ROMA, PARIGI, LONDRA, NEW YORK  o qualunque altra città o paese, di quella fascia geografica denominata  "occidente", rientra oramai in quella che mi piace definire" la devastante uniformità". Luoghi dove le differenze sono sempre più impercettibili, luoghi dove sembra di trovarsi sempre nello stesso posto pur avendo fatto migliaia di chilometri, dove molto spesso la domanda che ci si pone è: cosa c'è di diverso dal luogo dal quale sono partito?
Perché  sono venuto in un luogo per vedere le stesse catene di negozi, le stesse persone con i loro visi segnati dai nostri stessi problemi o dalle nostre stesse gioie, lo stesso caos dovuto al traffico, lo stesso stile di vita  spesso legato alla dilagante tecnologia che nessuno di noi ha chiesto, ma che ci viene continuamente sbandierata come necessaria? 
Perché guardare questi luoghi come delle immense cartoline dove si ha solamente il ruolo di spettatori ?
Poi smetto di pormi domande e provo a ritornare bambino, quando per me tutte le cose non avevano ancora senso e comincio a  cercare, a smontare e a scoprire come sono fatte le cose, ma mi accorgo che per fare ciò bisogna aprire ed entrare dentro all'oggetto che ho di fronte. Ed è la stessa cosa che sento di fare con la città che ho davanti a me in quel momento, trovare zone dove vi siano dei punti di passaggio per poter oltrepassare la cortina, delle soglie che mi diano la possibilità di entrare in contatto con la vera anima del luogo, scardinare le difese di una città  che vuole mostrarsi solo a chi guarda ancora con il piacere della scoperta. Se poi  tutto questo porterà anche ad un atto fotografico sarà un'altro pezzo del puzzle che si aggiungerà alla mia esperienza.

mercoledì 18 giugno 2014

FRATTURA



Frattura, è questa la parola per definire quello che accade quando riusciamo a coinvolgere altri occhi nella nostra stessa esperienza.
Frattura, nel senso di rompere gli schemi, di sconvolgere il lento passare quotidiano.
Frattura, per risvegliare il piacere di guardare e far rinascere la voglia di scoprire, di interrogarsi, di porsi domande.
Frattura, perché tutto quello che ci circonda possa ritornare alle origini del suo essere ed avere una nuova lettura come forse non avevamo considerato o alla quale non eravamo abituati.
Frattura, per fare in modo che la frattura stessa si rinnovi continuamente per non far ricadere i soggetti in una forma di anonimato e scivolare in una sorta di letargo.
Frattura, per fare in modo che le nostre immagini comincino a vivere e si ribellino ad un tutto già visto,tutto già fatto, una ribellione silenziosa ma potente.