lunedì 23 giugno 2014

LUOGHI



ROMA, PARIGI, LONDRA, NEW YORK  o qualunque altra città o paese, di quella fascia geografica denominata  "occidente", rientra oramai in quella che mi piace definire" la devastante uniformità". Luoghi dove le differenze sono sempre più impercettibili, luoghi dove sembra di trovarsi sempre nello stesso posto pur avendo fatto migliaia di chilometri, dove molto spesso la domanda che ci si pone è: cosa c'è di diverso dal luogo dal quale sono partito?
Perché  sono venuto in un luogo per vedere le stesse catene di negozi, le stesse persone con i loro visi segnati dai nostri stessi problemi o dalle nostre stesse gioie, lo stesso caos dovuto al traffico, lo stesso stile di vita  spesso legato alla dilagante tecnologia che nessuno di noi ha chiesto, ma che ci viene continuamente sbandierata come necessaria? 
Perché guardare questi luoghi come delle immense cartoline dove si ha solamente il ruolo di spettatori ?
Poi smetto di pormi domande e provo a ritornare bambino, quando per me tutte le cose non avevano ancora senso e comincio a  cercare, a smontare e a scoprire come sono fatte le cose, ma mi accorgo che per fare ciò bisogna aprire ed entrare dentro all'oggetto che ho di fronte. Ed è la stessa cosa che sento di fare con la città che ho davanti a me in quel momento, trovare zone dove vi siano dei punti di passaggio per poter oltrepassare la cortina, delle soglie che mi diano la possibilità di entrare in contatto con la vera anima del luogo, scardinare le difese di una città  che vuole mostrarsi solo a chi guarda ancora con il piacere della scoperta. Se poi  tutto questo porterà anche ad un atto fotografico sarà un'altro pezzo del puzzle che si aggiungerà alla mia esperienza.

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